Benedetta Bianchi Porro

Benedetta

Benedetta nacque a Dovadola (Forlì) l’8 agosto 1936. Nel 1951 si trasferì a Sirmione. Si manifestarono in questo periodo i primi sintomi di un grave morbo (neurofibromatosi diffusa). A 17 anni si iscrisse alla facoltà di Medicina, presso l’Università di Milano. È scritto nel suo diario: “Avevo sempre sognato di diventare medico. Voglio vivere, lottare, sacrificarmi per tutti gli uomini”.

Ebbe inizio allora il suo più duro calvario. Inesorabilmente assediata dalla malattia, tralasciò l’Università all’ultimo esame.

Sorda, totalmente paralizzata, priva di ogni facoltà sensitiva, divenne in seguito all’ultimo intervento, anche cieca. Gli unici mezzi di comunicazione con il mondo esterno erano un fil di voce e la sensibilità di una mano, attraverso la quale le venivano fatti percepire sul corpo e sul volto segno convenzionali.

Benedetta ha vissuto il suo calvario con una fede ammirevole, donando a tutti la speranza. La sua fede ha operato prodigi in lei e in quanti la incontravano.

La sua esistenza terrena si chiuse il 23 gennaio 1964, a Sirmione.


Il 23 dicembre 1993, la Pontificia Congregazione per le Cause dei Santi, su autorizzazione del Santo Padre, ne promulgò il decreto sull’eroicità delle virtù. Quindi, a partire da questa data, Benedetta è riconosciuta dalla Chiesa “Venerabile”.

Le spoglie mortali di Benedetta sono custodite nell’Abbazia di Sant’Andrea, a Dovadola (Forlì).

A Sirmione è possibile visitare e sostare in preghiera in quella che fu la sua stanza, all’interno dell’Hotel Meridiana, tuttora di proprietà della famiglia di Benedetta.

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